L'uomo e i suoi simboli di C.G. Jung

L'uomo e i suoi simboli di C.G. Jung è un libro molto interessante, sia per i contenuti, sia per la dinamica della sua realizzazione. La sua lettura, e quella di altre opere dello stesso autore, sono importanti per un approccio allo yoga da parte di un ricercatore occidentale.




È l'ultima opera del grande psicanalista svizzero e nasce per volere dell'allora amministratore delegato della Aldus books, W. Foges. Quest'ultimo durante un'intervista televisiva condotta da John Freeman (coordinatore del libro) allo stesso Jung ormai anziano, si rende conto che l'opera di questo grande della psicanalisi mondiale non è giunta all'ampio pubblico per l'assenza di un testo divulgativo adatto alla lettura popolare. Inizia qui il percorso per convincere Jung a redigere questo testo. Jung si oppone fermamente alla popolarizzazione delle sua opera, e nessuno poté convincerlo della bontà della cosa se non lui stesso. Come? Tramite un sogno! E la forza di questo libro è tutta racchiusa in questo semplice aneddoto: il libro nasce perché Jung sognò di parlare non più al solito ristretto gruppo di psicologi e psichiatri, ma al grande pubblico. Negli ultimi anni della sua, supervisiona la stessura di sei capitoli, alcuni di sua mano, i principali, ed altri redatti da suoi collaboratori fidati.

Nel primo capito è Jung stesso che L'introduzione all'inconscio partendo proprio dall'importanza dei sogni come restaurato del nostro normale status psicologico, attraverso un'opera di compensazione delle nostre mancanze e mettendoci in guardia dai pericoli del nostro comportamento. Interessante come a volte i sogni siano capaci di annunciare molto tempo prima delle situazioni che poi si verificano realmente; ciò che non vediamo consciamente, ma percepiamo in modo inconscio, ci arriva attraverso i sogni. 


Perché ci sia salute psicofica il conscio e l'inconscio devo essere su binari paralleli. Ricercando analogie equivalenti tra le raffigurazioni oniriche dell'uomo moderno e i prodotti di una mente primitiva, Jung ha approfondito con meticolosità la conoscenza della mitologia e delle discipline sapienziali orientali, tra cui anche lo yoga, in quanto ritrova nei motivi mitologici un prodotto di "immagini collettive". Parte dalla definizione di "resti arcaici" avanzata da Freud per definire il suo concetto di "archetipo", "concetti primordiali".


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